Critica - Nuovo Progetto

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Raffaele De Salvatore Direttore responsabile Euro Arte
Opere interessanti quelle dell'artista milanese Luigi Mapelli. Opere queste, interessanti non solo per l'esecuzione pulita e ben strutturata, ma soprattutto per l'emozionalità che esse emanano. Emozioni personali, che coinvolgono il fruitore fino a renderlo partecipe e parte integrante dell'opera stessa, e il tempo fa da filo conduttore. Naturalmente quello che vediamo nelle tele qui pubblicate non è altro che l'espressione o meglio la materializzazione delle proprie emozioni, ricercate dall'artista e "buttate" fuori dal suo scrigno personale, facendogliele affiorare come vecchie foto ingiallite che il tempo ha conservato gelosamente. Non una figura umana, bensì simbologie della sua presenza sono i protagonisti nelle tele di questo artista: una nave in balìa del mare, una natura lussureggiante, costruzioni metafisiche che fungono da soglia tra il passato e il presente, un orologio che scandisce il tempo, un faro come isola di approdo a rappresentare il futuro. Tutti questi non sono altro che simboli inneggianti alla vita. Il messaggio che Luigi Mapelli dà attraverso le sue opere è indirizzato proprio a noi spettatori che, presi dall'affanno del quotidiano, non ci accorgiamo del tempo che sta passando e di tutto il bello delle piccole cose che il tempo stesso non può restituirci. Mapelli con l'opera "Tramonto olandese" racchiude in quei pochi centimetri quadrati il forte messaggio della vita, da una finestra un paesaggio, all'interno un fiore morente e accanto ad esso una farfalla (molte farfalle vivono solo un giorno) che sta per spiccare il volo a simboleggiare che la vita va vissuta attimo per attimo e momento per momento.

Professor Paolo Levi critico d'Arte
....Il silenzio che avvolge queste preziose composizioni potrebbe anche apparire come l'intenzione rappresentativa di una razionalità che preordina gli accostamenti figurali secondo gli schemi e i percorsi dei suoi predecessori del Surrealismo.....

Professor Paolo Levi critico d'Arte
Mapo è pittore di pensieri e di improbabili accadimenti, un poeta dell'attesa, che disegna il silenzio inventando orizzonti metafisici. Le sue visioni provengono dalla cultura del novecento, e non solo dai maestri del Surrealismo, ma anche dalla pittura dell'assenza, come quella di Giorgio De Chirico; i suoi scenari di figure e oggetti così ben delineati enunciano l'affermazione che la vita non è altro che un sogno intermittente, illusione, forse menzogna e comunque mistero non decodificabile. Interrogandosi, egli agisce con una manipolazione di figure e oggetti immobilizzati in un contesto di elementi concettualmente spiazzanti. La sua tavolozza è solare e fluida, amando le stesse tonalità di De Chirico, o di Scipione, mentre la sua espressività ha la dote non scontata di una notevole pulizia formale. Il silenzio che avvolge queste preziose composizioni potrebbe anche apparire come l'intenzione rappresentativa di una razionalità che preordina gli accostamenti figurali secondo gli schemi e i percorsi dei suoi predecessori del Surrealismo; ma la luminosità e la fantasmagoria delle sue stesure, le prospettive profonde e le mises en abime rivelano l'irruzione di un fantasticare ancora più complesso e problematico, che si nutre anche di emozioni, di impressioni soggettive e probabilmente, della materia dei suoi stessi sogni. Mentre definisce i confini tra una probabile verità e l'enigma esistenziale, egli lascia intravvedere lo scandaglio della sua coscienza, e forse anche la traccia di eventi connessi alla sua esperienza di vita. Ognuna di queste apparizioni può quindi definirsi un atomo di memoria, che si è fissato in una pittura intelligente e in un impaginato allusivo denso di simboli e di avvertimenti etici.

Dottor Salvatore Russo critico d'Arte
Luigi Mapelli (Mapo) nel corso degli anni ha saputo elaborare un liguaggio espressivo proprio che lo pone tra i migliori maestri dell'interpretazione artistica. Una figurazione che si rende portavoce di valori che vedono l'Essere Umano protagonista. Un'indagine quella di Mapo che trova nella ragione il suo punto di partenza, fino ad arrivare ad esplorare i lati più oscuri ed ignoti della psiche umana. Un voler andare oltre l'infinito. Un voler squarciare il velo di Maya per vedere cosa esso nasconde. Un'arte quella di Mapo che acquista valenza puramente segnica e luinguistica riporta su una tela-mondo una sorta di realtà reinterpretata in base alle sue esperienze di vita. Le linee geometriche lo portano ad essere definito quasi un ingegnere dell'arte. Ma a differenza del banalmente "tracciato" Mapo nelle sue opere- verità esprime quei sentimenti che diventano forme alle volte irrazionali nelle sue opere. Mondi altri si incontrano. Universi paralleli trovano il loro trait d'union nelle pennellate dell'artista. Realtà prettamente metafisiche vengono affiancate a realtà "altre" appartenenti alla società moderna. Le opere del maestro Mapo sono un continuo rimando alla riflessione. Le sue opere si fanno portavoce di sentimenti che trovano nella riflessione il loro status ideale. Il significato, persa la sua valenza linguistica si trasforma in significante che attraverso la scomposizione del segno viene abilmente rappresentato. Un segno che, abbandonata la sua "valenza accademica", ripercorre la strada del "non noto". A livello cromatico e segnico le opere di Mapo si presentano molto innovative. Le ombre lasciano molto spesso spazio ad una luce che fa si che che il cosmo diventi un'entità tangibile. La luminosità sovrasta le tenebre . I colori tetri di alcune sue opere finiscono per annullarsi in funzione di una luce "salvatrice". Le sue opere raggiungono la dimensione del "diversamente detto" tipica solo dei grandi maestri. L'indagine si fa memoria. La memoria diventa storia e Mapo il suo narratore più fedele.

Dottor Eraldo Di vita critico d'Arte
.....Sono immagini fortemente poetiche e a volte ermetiche come la poesia di Ungaretti, quando dice: "M'illumino d'immenso", per farci capire quanto sia grande la sua sete di conoscenza. Il fervore poetico di Mapo va contro coloro che pensano senza riflettere, che si rispecchiano solo nella pseudo verità di quello che vedono. Mapo sa bene che l'opera dipinta non è separabile dal pensiero, che esiste un sapere che non si trova solo nel gesto del pittore, ma che oltrepassa il piano tecnico dell'opera per avverarsi su un piano propriamente estetico. IL sapere del pittore non è solo la capacità di fare, è anche quella di saper pensare, di dare agli altri la possibilità di pensare e riflettere. per Mapo è la scoperta dell'inconscio, suggeritagli da Freud del quale l'artista sembra aver assorbito dall'interpretazione dei sogni, per la creazione di "nuovi mondi onirici", di contenuti psichici inconsci, che giacciono nascosti dietro la facciata del banale quotidiano. Con i cambiamenti ottenuti attraverso l'attento controllo del fortuito, Mapo ha offerto a se stesso e a noi osservatori l'opportunità di speri- mentare, attraverso le sue opere enigmatiche, sempre nuovi stupori. In definitiva le opere di Mapo sono lo specchio dell'evoluzione del pensiero di questo nostro periodo storico....

Dottor Eraldo di Vita critico d'Arte
Con la sua pittura Mapo (Luigi Mapelli) trova una collocazione che gli permette il vedere il mondo diversamente da come gli si vorrebbe imporre e cerca di fare cose diverse da tutto ciò che è ovvio, trovando il piacere della libertà di dipingere immagini il meno conformiste possibile. E' sufficiente osservare opere come "Dimensione prospettica": quei tulipani rossi in primo piano, il cielo nero-azzurro, quei colori espressionisti di rimembranze surrealiste, quel simbolismo che ritroviamo in "fobie", un quadro da collocarsi nella "dream picture" (pittura del sogno) con quell'uomo sospeso sul filo, l'aereo e il grattacielo spezzato, che ci riporta al Settembre nero di New York e alle torri gemelle, per renderci conto che siamo in pieno "simbolismo", come nel quadro il tempo, un'opera in bianco e nero dove risalta un pappagallo colorato posato sopra una sveglia (il tempo appunto); capacità pittoriche di cogliere i contrasti e  mostrarli attraverso un'im magine dipinta. Con Freud si potrebbe parlare tranquillamente di interpretazione dei sogni, per riportare alla luce quei desideri inconsci che ognuno di noi ha dentro di sè ma non ha i mezzi per esprimerli. Mapo li esprime attraverso la pittura e si può tranquillamente definire "il pittore delle idee", dei pensieri e dei sogni visibili. La percezione visiva di Mapo, quindi, è letteralmente sovversiva, in quanto gli oggetti che dipinge sono assolutamente riconoscibili, ma egli ce li presenta secondo una logica poetica, secondo un ordine capace di farli apparire sotto una luce diversa, dotati di una forza del tutto nuova, facendo sempre un uso rivoluzionario e destabilizzante della libertà di manovra propria dell'arte "nuova" (new-arte, come la chiamano gli americani). Nel quadro "il collezionista di aquiloni", tutto quello che abbiamo detto viene alla superficie: il soggetto dell'opera, gli aquiloni, si vedono in lontanaza, mentre in primo piano appaiono due palle colorate e successivamente un deserto di sabbia, a dimostrare le difficoltà della vita per raggiungere l'obbiettivo desiderato. Tutti questi contrasti della vita Mapo può mostrarceli attraverso l'arte e lo fa con la libertà che gli permette la sua personale pittura.

Dottor Valtero Curzi critico d'Arte
Lo sguardo emozionale nel quale l'artista Mapo definisce la sua arte può essere ben rappresentato dalla sua opera "Ego Sum Qui Sum", io sono colui che è. Nel riferimento biblico de L'Esodo (III, 14), sono le parole che Iddio riferisce a Mosè, ma nella dimensione umana, trasferendo il senso emozionale nell'espressione d'Arte come messaggio o discorso, "essere colui che è" diviene anche la determinazione della coscienza esistenziale che determina propriamente sè. Ma essere colui che è, è il Logos, il pensiero e nella meditazione Zen-essere sè è propriamente lo Zazen. Lo Zazen, o meditazione seduta o meno, è effetto del Samsara, misura del fermarsi che è definirsi in "quell'oceano dell'esistenza" dove la vita è definita dalla sua stessa negazione. La vita è posizione, è meditazione, è Zazen, e lo stare seduto è semplicemente il luogo del vivere. Lo Zazen non è momento particolare, è la trascendenza dell'Io su se stesso, è l'atto del vivere intensamente la vita, è lo sprofondare dentro e oscurare ogni oscurità interiore. E' l'Alba e il Tramonto come nella sua opera dove il chiaro percorre l'ombrarsi su piani dimensionali che definiscono l'esistere nella sua essenzialità individuale. Il simbolismo del sorgere e del tramonto della luce è proprio la posizione esistenziale dell'anima, che seduta su di sè coglie nel suo essere "solamente sè". Ecco il Samsara o atto di individuazione di sè nella dimensione che accoglie, e non è altro che avere coscienza e prendere atto che il proprio meditare è la sola dimensione certa e assoluta di sè. Il divenire Samsara, e lo Zazen è stare in quel divenire, lasciandosi trasportare senza toccare ciò che di materiale è trasportato dal divenire. Ma il divenire è dimensione poietica, creazione, è passaggio da ciò che non è a ciò che è, è generare. Nell'opera Genitrice, ossia colei che genera, la madre, o anche la Madre Natura, è colta questa dimensione assoluta come condizione necessaria all'esistenza. Perchè tutto ciò che è divenire, anche l'esistenza umana, ha il suo punto di definizione in ciò che è creazione e atto generante. La Genitrice possiede la vita. E se tutto scorre, qualcosa scorre in quel tutto, e non lasciarsi trasportare in quel vortice è propriamente Zazen, meditare, sentirsi solamente nel proprio pensiero meditativo, che è assolutamente puro come puro è l'Essere. Mapo agisce proprio in quello sguardo che supera l'oggetto stesso rappresentato ponendosi oltre lo stesso. E' ricerca del luogo trascendente dove  dimora l'Anima e il luogo dell'Anima è l'Anima stessa, nella misura in cui essa per essere deve porsi in qualcosa, o luogo, o in un "sentire". Se l'Anima è "soffio" o "vento", dal greco anemos, il luogo ove essa risiede è la sua determinazione ad essere quel che rappresenta nel suo divenire stato emozionale. Ma dimorare nell'impalpabilità del "soffio" significa essere allo stesso tempo impalpabile, ma nessuna cosa "dimora" in qualcosa essendo impalpabile. Il luogo quindi in cui essa, l'Anima, può dimorare o farsi contenere è necessariamente ciò che essa contiene, dividendo la sua stessa consistenza e identità. E' la sua essenza che fa "luogo". Nelle opere, il Barone Rosso, Trascendenze urbane , Interno di Iperrealismo, ma soprattutto Silente, L'Anima non ha luogo ove potersi porre, quanto è dimensione che unisce vari luoghi. L'Anima diviene "ponte" fra la condizione materiale contingente che pur la contiene e la dimensione spirituale che non può porsi come entità. L'Anima che unisce due confini diviene creatrice, progetto, o progettualità a unire. Il ponte, infatti, prima di unire deve essere costruito, ma il farlo necessita la volontà di unire due dimensioni o termini contrapposti. Il luogo dell'Anima è allora la dimensione "ponte" fra la pura coscienza esistenziale e la sua necessità di porsi in un contesto che la significhi e gli dia senso compiuto oltre di sè. La spiritualità è proprio questo contenersi al di là della precaria condizione esistenziale. Il luogo dell'Anima è li, nel suo farsi materiale come luogo ma al contempo nel superamento del contingente materiale in un contesto spirituale in cui ciò che entra vi entra per sempre. Al fine non esiste un luogo ove porsi per l'Anima, perchè è essa stessa che unendo, facendo da ponte, crea il luogo. L'anima diviene Divinità, ma a differenza di Dio che non ha nulla fuori di sè perchè è egli stesso luogo o meglio Logos, essa crea, costruisce, unendo, ma l'unire è sempre un costruire un luogo. Ecco il "Ego Sum Qui Sum". Io sono colui che è, ma per l'Anima essere è necessariamente creare, o crearsi. Siamo cioè Energia, en-ergon, produzione di lavoro, capacità di agire. In quel precisissimo istante in cui esprimiamo la nostra energia esistenziale, cioè viviamo, esercitiamo la nostra capacità di agire. Noi, infatti, viviamo e agiamo come potenziali contenitori del Tutto e inconsciamente viviamo come fossimo il Tutto nella dimensione in cui viviamo. Essere il tutto è anche essere il Nulla di sè. L'opera di Mapo si concede anche alla metafora, anche poetico, in cui poter determinarsi. Il significare attraverso il segno diviene quel dire che si appropria d'immagini e segni per dire, e come scrive Aristotele nella Poetica, "trasferimento a una cosa di un nome proprio di un'altra o dal genere alla specie o dalla specie al genere o dalla specie alla specie o per analogia". L'immagine data, attraverso il segno che la determina, definisce un voler significare dove il significato è rimandato all'ossservatore che nell'apparente asetticità del veduto astrae il senso metaforico impresso all'immagine. Il segno o segni allora divengono messaggi ordinati concetti e definizioni che trovano dimora nella capacità osservatrice di chi guarda. ll rappresentato non diviene quindi il dato definito ma il mezzo cui appunto la metafora trasporta il significare dal suo definirsi di segno al significare all'osservatore. Ma in quel "trasportare" significato, l'immagine, attraverso la metafora, si definisce come testimonianza artistica, si prende carico di segni e definizioni per ordinarli in una composizione, anche simbolica. L'esser dato diviene allora opera d'arte nel momento in cui concedendosi, è accolta e definita nella sua essenza interpretativa esatta. L'artista Mapo, quindi, si concede il segno, il quale traccia una realtà, anche immaginata, per potersi esprimere in una dimensione anche metafisica, ma che è propriamente espressività artistica di sensibilità ed emozionalità, e che può potersi definire in immagine concreta, appunto attraverso il rimando metaforico. La realtà allora appare dal suo stesso svelarsi, e il vero sta oltre il suo nascondimento. L'Arte è appunto ri-prendere in quel nascondimento fenomenologico.

 
 
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